venerdì 7 marzo 2008

il mio Dio è la mia pancia, muove lei le mie mani

se c'è una cosa che non ho mai capito è il culto.

il culto cristiano, e soprattutto quello cattolico non hanno la forza del silenzio induista e buddista, la meditazione per arrivare alla pace e al distacco. non ha nemmeno la ripetitività della preghiera mussulmana, che nella variante sufi arriva a far cadere in quello stato di trance così vicino all'idea di morte da permettere di mangiare una lampada a fluorescenza o farsi trapassare da una spada. non ha il caldo soffocante e umidiccio delle chiese ortodosse piccole e raccolte fin troppo. non ha, da qualche anno a questa parte, il fascino e la musicalità di una lingua antica, misteriosa, incompresa, come l'ebraico o l'arabo. non ci sono i balli propiziatori delle tradizioni aborigene e animistiche che rallegrano le popolazioni più a stretto contatto con la terra, dall'Australia all'Amazzonia passando per l'Africa. non c'è il gospel, non ci sono i tamburelli, non c'è la voce maestosa dei pope.

il culto cattolico è come la nostra società, piatta, vuota, dominata dal pensiero unico. non suscita emozioni, passa e va senza lasciare tracce. checchè ne dica il pastore tedesco.

3 commenti:

Giovanni Prestige ha detto...

Effettivamente, le cose sarebbero molto diverse se la Chiesa non avesse riconosciuto come sacre e attendibili anche le versioni tradotte dei testi sacri.

Forse anche il mio Dio è la pancia, e si chiama O Tachadas. :)

-G.

iggy ha detto...

non è vero che passa e va senza lasciare traccia! vogliamo parlare dei danni che provoca alla società??

Anonimo ha detto...

IN TARTIFLETTE WE TRUST